Bitcoin con inflazione al 4%: la proposta che fa tremare i bitcoiners
Ci sono cose che nella community Bitcoin semplicemente non si toccano. Il tetto dei 21 milioni è una di queste. È il comandamento numero uno, la linea rossa che separa Bitcoin da qualsiasi altra criptovaluta. Ed è esattamente quello che Eli Ben-Sasson, CEO di StarkWare, ha proposto di abolire martedì scorso.
La sua idea: sostituire l'hard cap con un'emissione perpetua del 4% annuo. Il post su X ha raccolto in poche ore più critiche che like, e per una buona ragione: sta mettendo in discussione il pilastro su cui si regge l'intero castello narrativo di Bitcoin come "oro digitale".
Partiamo dai fatti, poi ti dico cosa ne penso.
Cosa ha proposto esattamente Ben-Sasson
Il ragionamento parte da un problema reale: le chiavi private si perdono. Hardware wallet dimenticati, seed phrase sepolte con i proprietari, hard disk finiti in discarica. Ledger stima che tra i 3 e i 4 milioni di Bitcoin siano già persi per sempre — parliamo del 15-20% della supply totale.
Ben-Sasson lo dice senza giri di parole: "As time goes to infinity, all keys will be lost". Con il tempo che tende a infinito, tutte le chiavi andranno perse. La sua soluzione? Un'emissione perpetua del 4% annuo, che:
- compenserebbe i Bitcoin persi nel tempo
- garantirebbe sempre un incentivo ai miner per mettere in sicurezza la rete
- seguirebbe più o meno il tasso di crescita della popolazione mondiale
Va detto che Ben-Sasson non è l'ultimo arrivato. È il co-fondatore di StarkWare, l'azienda israeliana che ha inventato gli ZK-STARKs — una delle tecnologie crittografiche più avanzate al mondo, usata per scalare Ethereum e ora in espansione su Bitcoin con progetti come strkBTC. Non è un troll su X che spara sentenze. È uno che la crittografia la mastica per davvero.
Ma il punto è un altro: Ben-Sasson ha un interesse commerciale diretto. Se il mining di Bitcoin diventa economicamente insostenibile perché il block subsidy si assottiglia, crolla la sicurezza della rete su cui StarkWare sta costruendo. La sua proposta non è filantropia — è pragmatismo aziendale.
Perché la proposta ha senso (almeno in parte)
Non prendiamoci in giro: il problema della sicurezza a lungo termine di Bitcoin esiste.
Oggi i miner vengono pagati con due fonti: il block subsidy (i Bitcoin nuovi coniati) e le transaction fee. Ma il block subsidy si dimezza ogni 4 anni. Entro il 2036 scenderà sotto 1 BTC per blocco. Entro il 2140 arriverà a zero. A quel punto, l'intera sicurezza della rete — parliamo di centinaia di miliardi di dollari di valore — dovrà reggersi solo sulle commissioni di transazione.
Nessuno sa se basteranno. È un esperimento che non è mai stato fatto su questa scala.
Ben-Sasson non è un troll qualsiasi. StarkWare è l'azienda dietro gli ZK-STARKs, una delle tecnologie crittografiche più avanzate al mondo. Stanno costruendo strkBTC, un layer privacy per Bitcoin. Se l'economia dei miner collassa, collassa anche tutto quello che ci sta sopra — inclusi i loro prodotti.
Perché la community la sta distruggendo
Detto questo, la reazione è stata... prevedibile. E in parte giustificata.
Argomento 1: i Bitcoin persi rendono i tuoi più preziosi. Se 4 milioni di BTC sono spariti per sempre, la supply effettiva è 17 milioni, non 21. È deflazione reale. Michael Saylor — che non perde occasione per ricordarcelo — ha detto che brucerà le sue chiavi quando morirà come "contributo pro-rata" agli altri holder.
Argomento 2: la divisibilità. Bitcoin è divisibile in 2.1 quadrilioni di satoshi. Anche se ne restassero 100.000, basterebbero per l'economia globale. Ben-Sasson ribatte che anche i satoshi seguono la stessa sorte: se perdi la chiave, perdi tutto.
Argomento 3: governance. Bitcoin non ha un CEO. Per cambiare una regola del genere servirebbe un consenso tra migliaia di nodi, miner e sviluppatori. L'ultima volta che c'è stata una guerra civile su una modifica al protocollo — i block size wars del 2017 — è nato Bitcoin Cash. Non proprio un successo.
E qui tocchiamo il punto antropologico, che per me è il più interessante. La reazione rabbiosa della community non è solo tecnica — è viscerale. Il 21 million cap non è un parametro configurabile. È un'identità. È quello che permette a chiunque, dal minatore cinese al pensionato italiano, di guardare lo stesso asset e dire: "So esattamente quanti ce ne saranno tra 100 anni." Questa certezza non ha prezzo — o meglio, ce l'ha: è il premium che Bitcoin ha su qualsiasi altro asset digitale.
L'alternativa di Zcash
Il fondatore di Zcash, Zooko Wilcox, ha proposto una terza via interessante.
La sua "Network Sustainability Mechanism" mantiene l'hard cap ma permette agli utenti di bruciare token, che vengono progressivamente riemessi come block reward in un periodo di 4 anni. In pratica: il tetto resta, ma i miner continuano a ricevere incentivi senza creare nuova supply netta.
È un compromesso elegante. Ma richiederebbe comunque un cambiamento del protocollo Bitcoin — e sappiamo com'è andata in passato.
Cosa significa per chi investe
Qui vengo al punto pratico, perché è quello che interessa a me e a te.
Questa proposta non passerà. Non ora, non con questo sentiment. La community Bitcoin è costruita attorno all'immutabilità della supply. È il differenziale competitivo rispetto a qualsiasi altra asset class, crypto inclusa. Toccarlo significherebbe distruggere la narrativa dell'oro digitale.
Ma il problema che Ben-Sasson solleva è reale. Tra 10-15 anni, con il block subsidy sotto 1 BTC, il dibattito tornerà. E probabilmente sarà meno ideologico e più pragmatico di oggi.
Nel frattempo, ecco cosa guardo io:
- Ratio fee/subsidy: quando le fee saranno strutturalmente sopra il 30-40% del reward totale, potremo iniziare a dormire tranquilli
- Hash rate: se dovesse scendere significativamente, il problema sicurezza diventerebbe concreto prima del previsto
- Adozione Layer 2: più transazioni su Lightning e L2 = più fee per i miner anche con blocchi piccoli
Bitcoin oggi scambia a $64.000, in ripresa del 9% dalla chiusura di giugno. L'indice Fear & Greed è a 22 (Extreme Fear) — non esattamente il momento per proposte rivoluzionarie.
Il mio consiglio onesto
Non perdere il sonno per la proposta di Ben-Sasson. Non passerà. Ma usala come promemoria: Bitcoin non è un asset "finito". Ha problemi tecnici ed economici che andranno affrontati nei prossimi 10-20 anni. La narrativa del "set and forget" è comoda ma incompleta.
Quello che conta, alla fine, è che il 21 million cap è il patto sociale più forte che esista nelle crypto. Finché la community lo difende con questa veemenza, puoi stare tranquillo.
E se vuoi la mia opinione spiccia: chi propone di toccare il 21 million cap o non ha capito Bitcoin, o ha un interesse commerciale diretto. Ben-Sasson ha il secondo. Almeno è onesto.
Disclaimer: Questo articolo è pura analisi e opinione personale. Non è consulenza finanziaria, non è un invito a comprare o vendere. Bitcoin e crypto sono asset volatili — puoi perdere tutto il capitale investito. Fai sempre le tue ricerche (DYOR) prima di prendere decisioni.
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