Liquid si ferma: 4.000 Bitcoin lasciano il wallet della federazione e i white hat ne restituiscono 3.400

Liquid si ferma: 4.000 Bitcoin svuotati dal wallet della federazione — e i "white hat" ne restituiscono 3.400

Domenica 6 settembre, alle 14:28:56 UTC, la federazione che custodisce i Bitcoin della sidechain Liquid ha firmato un peg-out da 3.996 BTC. Era un'unica transazione, 83 input, 122 kilobyte: una fee da 34.097 satoshi — circa 27 dollari — per spostare più di $318 milioni. Poche ore dopo, chi aveva ricevuto quei fondi ha scritto un messaggio dentro un blocco di Bitcoin: "we are whitehats. contact us on chain".

Il wallet della federazione, che garantisce uno a uno ogni L-BTC in circolazione, è passato da circa 4.205 BTC a 197 BTC: il 95% delle riserve è uscito in un colpo solo. Liquid si è fermata, gli exchange hanno sospeso depositi e prelievi di L-BTC, e per due giorni il mondo Bitcoin ha guardato una trattativa svolgersi nei blocchi, firmata PGP, con tanto di richiesta di patch prima della restituzione.

Poi, lunedì, 3.400 BTC sono tornati. Ma non tutti. 598,5 BTC — circa $47 milioni — sono rimasti all'indirizzo di chi li ha presi. E la rete è ancora ferma.

Ti spiego cosa è successo, perché non è un attacco a Bitcoin, e perché questa storia conta più di quanto sembri.

Cos'è Liquid e perché la notizia ti tocca (anche se non la usi)

Liquid è una sidechain federata sviluppata da Blockstream, in funzione dal 2018. Non è una rete "aperta" come Bitcoin: a gestirla è un gruppo chiuso di aziende — la federazione — che oggi conta 15 membri, tra cui exchange e società di servizi. I blocchi arrivano ogni minuto circa, le transazioni nascondono gli importi (Confidential Transactions), e il token nativo, L-BTC, è un peg: blocchi Bitcoin sulla main chain, ricevi L-BTC sulla sidechain, e viceversa.

Il modello si regge su una promessa semplice: non c'è mai più L-BTC in circolazione di quanto Bitcoin ci sia nel wallet della federazione. Quel wallet è un multisig 11-of-15: servono le firme di 11 dei 15 "functionary" per muovere i fondi. Un secondo livello, la lista PAK (Peg-out Authorization Key), limita gli indirizzi a cui i Bitcoin possono uscire — e per aggiornarla servono circa tre giorni, il tempo perché la rete si accorga di un attacco.

Gli exchange usano Liquid per regolare tra loro in tempi brevi, Tether emette USDT anche su questa rete, e ci vivono altri asset come DePix e token del mondo reale. Se usi un exchange che liquida su Liquid, in pratica sei esposto alla salute di questa infrastruttura anche senza saperlo.

Cosa è successo domenica, ora per ora

I ricostruttori on-chain (Bitquery, mempool.space, The Defiant) hanno ricostruito la sequenza con precisione quasi chirurgica. Ed è qui che la storia diventa interessante: chi ha svuotato il wallet non ha rotto nessuna chiave. Ha seguito le regole.

Ecco la cronologia:

  • Nei giorni prima: il wallet che poi ha incassato tutto parte con circa 2 BTC propri, entra su Liquid con due peg-in piccoli venerdì, fa una trentina di salti tra indirizzi freschi e circa 92 transazioni di "prova" in un giorno e mezzo. Sembra un portafoglio trafficato che non combina niente.
  • La mattina di domenica: tre dry-run di peg-out attraverso SideSwap, un servizio autorizzato che gestisce ingressi e uscite per conto dei clienti (commissione 0,1%). Prelievi da 0,95, 1,71 e 0,55 BTC: il percorso funziona.
  • 13:53 UTC: su Liquid viene creato L-BTC dal nulla. In sette minuti gli output finiscono nell'hot wallet di SideSwap.
  • 14:06 UTC: SideSwap chiede alla federazione un peg-out da 3.996,018 BTC, più 3,996 BTC per la sua commissione. Richiesta legittima, chiave autorizzata.
  • 14:28:56 UTC, blocco 965.783: la federazione paga. Undici firme su quindici, tutte regolari. Nello stesso blocco SideSwap gira 3.995,99999857 BTC all'indirizzo del cliente. Il wallet della federazione resta con 197 BTC.
  • 18:30 UTC: dall'indirizzo che tiene i fondi parte la transazione con il messaggio "we are whitehats. contact us on chain", con 1.000 satoshi rimandati al wallet svuotato. Blockstream risponde un'ora dopo, on-chain: "Please contact security@blockstream.com".
  • Nel frattempo: i bridge node vengono disabilitati, nessuna nuova transazione può entrare, gli exchange vengono avvisati di sospendere depositi e prelievi di L-BTC. Gli altri asset su Liquid — USDT, DePix, RWA — non sono toccati.

Dal wallet della federazione escono ~4.000 BTC in un solo peg-out: la sequenza del prelievo e della restituzione

Il bug: come si "stampa" L-BTC senza avere un Bitcoin

La domanda che tutti si sono fatti è: com'è possibile, se servono 11 firme su 15? La risposta è che il problema non era nelle chiavi, ma nel software che sta sotto la sidechain: Elements, il codice open source su cui gira Liquid.

Liquid nasconde gli importi con le Confidential Transactions. Per garantire che un importo nascosto non sia negativo — un output negativo è il modo classico per stampare moneta — ogni transazione porta una "range proof", una prova che certifica che il valore è in un intervallo valido. I nodi ne verificano migliaia e tengono in cache quelle già controllate, per non rifare il lavoro ogni volta.

Secondo le ricostruzioni pubblicate, la cache era "chiavata" in modo troppo lasco: non teneva conto dell'asset e dello script dell'output. Una prova già verificata poteva quindi essere riusata per certificare output diversi — incluso L-BTC creato senza alcun backing. Nelle 14 ore prima del colpo, chi ha sfruttato il bug ha piantato sulla rete 68 copie identiche della stessa range proof (4.166 byte, 41 satoshi di fee l'una), così ogni nodo aveva quella prova in cache. Al momento giusto, il riuso ha fatto il resto.

SideSwap, il servizio usato per l'uscita, ha dichiarato che la chiave PAK non è stata compromessa e che l'L-BTC proveniva da un bug di Elements, non dai suoi sistemi. Blockstream non ha ancora pubblicato un'analisi tecnica completa e ha promesso un postmortem dettagliato nelle prossime settimane: finché quel documento non esce, "bug" copre una ricostruzione solida ma non confermata ufficialmente.

La trattativa si scrive nei blocchi

La parte più surreale di questa storia è il canale di comunicazione. Niente Telegram, niente email: i messaggi sono stati scritti dentro le transazioni Bitcoin, nel campo OP_RETURN, pagando 1.000 satoshi all'indirizzo della controparte.

Dopo il primo contatto, la sequenza è stata questa:

  • Blockstream risponde e chiede di contattare il suo team di sicurezza. Poi arrivano messaggi cifrati con la chiave PGP pubblica di Blockstream, verificabili da chiunque.
  • I "white hat" rispondono con una condizione netta: "Prima sistemate il bug. La rete è a rischio all'ultimo commit. Assicuratevi che ogni nodo sia aggiornato. Poi restituiremo i fondi in sicurezza." E allegano i dettagli tecnici della vulnerabilità, cifrati.
  • Blockstream conferma: "Yes, thank you." Ore dopo arriva il messaggio chiave: "I bridge node sono stati patchati, potete restituire i fondi." — firmato PGP.
  • Lunedì 7 settembre, 16:09 UTC: la transazione di ritorno (bc49a46d) manda esattamente 3.400 BTC all'indirizzo del wallet della federazione. Il resto — 598,5 BTC, circa il 15% del totale — resta all'indirizzo dei white hat come "cambio".

E qui la storia si fa torbida. Il 15% di un prelievo da 4.000 BTC vale circa $47 milioni: una finder fee mai concordata pubblicamente — Blockstream e Liquid non hanno mai parlato di bounty. Dopo il ritorno dei 3.400 BTC i due lati si sono scambiati altri messaggi cifrati, finché i white hat hanno pubblicato un'unica, eloquente faccina triste: 🙁. Le trattative sulla "ricompensa" non stanno andando come speravano.

Va detto: non tutti hanno accolto la versione white hat a braccia aperte. I ricercatori di sicurezza seri, di solito, avvisano prima di svuotare un ponte; dall'altro lato, i criminali veri non cercano di restituire nulla. Con 598 BTC ancora fermi, la questione resta aperta: "white hat" è una scritta in un blocco, non uno status certificato.

La rete è ancora ferma. E ora?

Al momento in cui scrivo, Liquid è ancora in pausa: gli exchange tengono sospesi depositi e prelievi di L-BTC, e non c'è una data di riavvio. Secondo le informazioni diffuse da chi segue la vicenda da dentro la federazione — riportate da CoinDesk — la rete resterà ferma finché Blockstream e i membri non avranno applicato correzioni aggiuntive, risolto una chain split e preparato un riavvio coordinato e sicuro. I 3.400 BTC rientrati ripristinano gran parte del backing di L-BTC, ma non basta: il software va blindato prima di riaccendere i motori.

Nel frattempo, il mercato non si è scomposto. Bitcoin viaggia intorno a $78.700 (-0,9% nelle 24 ore), Ethereum a $2.489, il Fear & Greed Index è a 69, Greed. Ha senso: i ~$320 milioni usciti da Liquid sono lo 0,02% della capitalizzazione di Bitcoin. La notizia è enorme per chi vive di sidechain e infrastruttura, irrilevante per il prezzo.

Ma il quadro più ampio è questo: è la seconda rete "Bitcoin-adjacent" in due settimane a fermarsi per un problema di sicurezza. Prima Core Lightning ha detto ai nodi di spegnersi in attesa di un patch; ora Liquid stacca i bridge. Due sistemi diversi, due bug diversi, stesso riflesso: quando il software non è affidabile, si ferma tutto. È una fase di igiene, necessaria, ma racconta anche quanto i layer costruiti sopra Bitcoin abbiano superfici d'attacco che la main chain non ha.

Cosa significa per te, senza FUD

Prima di tutto, la cosa più importante: Bitcoin non c'entra nulla. La main chain non è stata toccata, nessuna chiave di utente è stata compromessa, e chi tiene i propri BTC in un wallet personale non deve fare niente. L'incidente riguarda il modello di custodia della sidechain, non la moneta.

Detto questo, le lezioni valgono.

Lezione uno: le sidechain federate sono un'altra cosa rispetto a Bitcoin. Quando metti fondi in un sistema del genere, ti fidi di un gruppo ristretto di aziende (qui 15, con 11 firme necessarie) e del loro software. Non è meglio o peggio in assoluto: è diverso. Il rischio cambia natura: niente attacco del 51%, ma concentrazione di fiducia e, come abbiamo visto, bug nel codice che gestisce la cassaforte.

Lezione due: "chiavi al sicuro" non significa "sistema al sicuro". Qui le chiavi hanno funzionato perfettamente — 11 firme legittime, PAK autorizzata, zero compromissioni. A tradire è stato un dettaglio della cache delle prove crittografiche, un pezzo di codice che nessuno aveva guardato abbastanza. Anche i sistemi più blasonati hanno una superficie d'attacco: gli audit coprono quello che gli auditor hanno pensato di guardare.

Lezione tre: chi custodisce per conto terzi è un rischio di controparte, sempre. Liquid non è un wallet personale: è una cassaforte condivisa tra exchange. Se un servizio ti dice "regoliamo su Liquid", conta la solidità della federazione, la velocità dei patch, la trasparenza del postmortem: valuta quell'infrastruttura come valuteresti una banca.

Cosa faccio io, in pratica

Non ho cambiato una virgola delle mie posizioni per questa notizia: la main chain è intatta e il mercato la tratta come un episodio localizzato. Ma seguo tre cose, e ti consiglio di fare lo stesso.

Primo: aspetto il postmortem tecnico di Blockstream. Lì dentro ci sarà la risposta vera — com'era fatta la cache, perché nessun audit l'ha presa, cosa cambia nel codice. Le ricostruzioni on-chain sono ottime, ma la conferma ufficiale è un'altra cosa.

Secondo: se hai L-BTC o usi servizi che regolano su Liquid, non fare il furbo. La rete è ferma, i movimenti sospesi, il riavvio non è definito: aspetta i comunicati ufficiali. In momenti così l'errore peggiore è cercare di "arbitrare" un sistema che non è ancora tornato in piedi.

Terzo: aggiungo un rigo alla mia checklist di rischio. Ogni volta che valuto un servizio che custodisce o regola per conto terzi, ora c'è una domanda in più: quanti soggetti controllano i fondi, che software usano, quanto velocemente sanno fermarsi quando qualcosa non torna? Liquid ha fermato tutto in poche ore e ha recuperato l'85% dei fondi in due giorni: non è poco. Ma 598 BTC in attesa di una trattativa cifrata — e una faccina triste come ultima parola — sono il promemoria che, in crypto, la custodia resta il punto dove si vince o si perde.


Disclaimer: questo articolo ha scopo informativo ed educativo, non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. I fatti e i dati citati provengono da fonti pubbliche (dichiarazioni di Liquid Network e Blockstream, Cointelegraph, CoinDesk, The Defiant, Bitcoin Magazine, ricostruzioni on-chain Bitquery) e sono aggiornati alla data di pubblicazione. L'investimento in criptovalute comporta un rischio elevato di perdita del capitale. Fai sempre le tue ricerche (DYOR).

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